Quale dispositivo PMU offre i migliori risultati dopo la guarigione?

Which PMU Device Produces the Best Healed Results?

Una delle domande più frequenti nel trucco permanente è: Quale dispositivo PMU offre i migliori risultati dopo la guarigione?

La domanda stessa presuppone che il risultato dopo la guarigione sia determinato dal dermografo. Non è così.

La guarigione è un processo biologico influenzato da molte variabili:

  • la tecnica di deposito del pigmento,

  • la profondità di lavoro,

  • il numero di passaggi,

  • il modo in cui viene tesa la pelle,

  • le caratteristiche del tessuto,

  • il tipo e la composizione del pigmento,

  • la qualità e la struttura della cartuccia,

  • le cure post-trattamento,

  • la risposta individuale alla guarigione di ogni cliente.

Il dermografo è uno degli elementi di questo sistema. Non può garantire un risultato a guarigione avvenuta e non sostituisce l’abilità dell’artista. È però lo strumento che aziona l’ago durante ogni singola penetrazione. La stabilità e il modo in cui esegue questo movimento influenzano le condizioni in cui l’artista impianta il pigmento.

Per questo un dermografo non dovrebbe essere valutata esclusivamente in base al suo aspetto o al modo in cui si comporta «in aria». È molto più importante capire come si comporta l’intero sistema sotto carico, a contatto con un tessuto vivo e in continuo cambiamento.

Il risultato a guarigione avvenuta non si forma soltanto dopo il trattamento

Il processo biologico di guarigione prosegue dopo il completamento della pigmentazione. Tuttavia, le condizioni in cui il tessuto guarirà iniziano a crearsi già durante il trattamento. Ogni ingresso dell’ago nella pelle trasferisce energia meccanica al tessuto. Una parte di questa energia è necessaria affinché l’ago possa superare la resistenza del tessuto e introdurre il pigmento.

Se però il tessuto viene sottoposto a un numero maggiore di penetrazioni, a una pressione più elevata o a passaggi aggiuntivi rispetto a quanto richiesto da un impianto efficace, aumenta anche l’entità dell’alterazione meccanica che l’organismo dovrà gestire durante la guarigione. L’obiettivo, quindi, non è soltanto introdurre il pigmento nella pelle. L’obiettivo è ottenere l’impianto desiderato con un’alterazione del tessuto quanto più ridotta e controllata possibile.

È una differenza fondamentale.

Ogni risultato è la somma di migliaia di singole interazioni

Quando parliamo di trucco permanente, di solito ci riferiamo a sopracciglia, labbra o eyeliner nel loro insieme.

Dal punto di vista meccanico, però, ogni trattamento è composto da migliaia di singole interazioni tra ago, pigmento e tessuto.

Ogni penetrazione può avvenire in modo diverso. L’ago può incontrare un livello di resistenza differente e il tessuto può deformarsi, spostarsi e reagire all’energia trasmessa in misura variabile.

Una singola differenza può sembrare irrilevante. Ma se viene ripetuta migliaia di volte durante lo stesso trattamento, acquista importanza.

Il risultato finale è l’effetto cumulativo di tutte queste interazioni.

Questo è diventato uno dei principi fondamentali durante lo sviluppo di ME™.

Invece di analizzare il trattamento esclusivamente nel suo insieme, ci siamo concentrati sul comportamento di un singolo movimento dell’ago, perché ogni miglioramento di quel movimento, ripetuto migliaia di volte, può influenzare lo svolgimento dell’intera procedura.

Le specifiche descrivono il dispositivo. Non descrivono l’intero processo di impianto.

La maggior parte dei dermografi PMU viene confrontata in base ad alcuni parametri:

  • tensione,

  • giri al minuto (RPM),

  • frequenza,

  • lunghezza della corsa,

  • tipo di motore,

  • capacità della batteria.

Tutti questi parametri sono importanti. Nessuno di essi, tuttavia, funziona indipendentemente dagli altri elementi costruttivi.

La stessa lunghezza della corsa può comportarsi in modo diverso in due dermografi differenti. La stessa tensione non significa la stessa velocità, lo stesso modo di erogare l’energia o lo stesso comportamento sotto carico. Un valore simile di RPM non descrive la stabilità del movimento dell’ago una volta entrato nel tessuto.

Il risultato è influenzato dall’interazione dell’intero sistema:

  • il motore,

  • il sistema meccanico,

  • il meccanismo di trasmissione del movimento,

  • il sistema di controllo,

  • il software,

  • l’alimentazione,

  • la struttura della cartuccia,

  • l’ago,

  • la mano dell’artista.

Per questo un singolo valore riportato nella scheda tecnica non indica ancora come il dispositivo lavorerà nella pelle.

Cosa accade quando l’ago incontra resistenza?

Un ago che si muove liberamente in aria lavora in condizioni diverse da un ago che entra nel tessuto vivo.

Una volta iniziato l’impianto, la resistenza cambia quasi continuamente. È influenzata, tra l’altro, da:

  • elasticità della pelle,

  • spessore e densità,

  • grado di idratazione,

  • vascolarizzazione,

  • fibrosi e cicatrici,

  • età della cliente,

  • area trattata,

  • trattamenti precedenti e presenza di filler,

  • modo in cui viene teso il tessuto,

  • struttura della cartuccia utilizzata.

Le labbra trattate con filler possono comportarsi diversamente dalle labbra naturali. La pelle matura reagisce in modo diverso da quella giovane. Un tessuto sottile, elastico e molto vascolarizzato presenta esigenze diverse rispetto a una pelle densa o fibrotica.

Il dermografo, quindi, non lavora in condizioni di laboratorio costanti. Opera all’interno di un sistema biologico dinamico.

Se il sistema di azionamento non mantiene un comportamento stabile al variare della resistenza, il movimento reale dell’ago può differire da quello che l’artista si aspetta. L’artista inizia allora a compensare il comportamento del dispositivo: modifica la pressione, rallenta il movimento della mano, aumenta il numero di passaggi o torna ripetutamente sulla stessa area.

Ogni compensazione di questo tipo può aumentare il numero di variabili durante il trattamento.

La domanda ingegneristica corretta, quindi, non è:

Quanto velocemente il dermografo muove l’ago in aria?

Dovrebbe essere: Con quale prevedibilità il sistema guida l’ago quando incontra la resistenza variabile del tessuto vivo?

Non è possibile rispondere a questa domanda basandosi esclusivamente su RPM, tensione o lunghezza della corsa.

Il colore visibile subito dopo il trattamento può essere fuorviante

Subito dopo il trattamento, il pigmento è visibile sia sulla superficie sia nel tessuto interessato. Possono inoltre essere presenti arrossamento, gonfiore, linfa e altri elementi della temporanea reazione post-trattamento.

Questo crea l’impressione di un colore intenso e uniforme.

Non significa però automaticamente che lo stesso risultato rimarrà dopo la guarigione.

Una parte del pigmento visibile verrà eliminata con la naturale rigenerazione degli strati superficiali della pelle. Un’altra parte può andare persa durante il processo di guarigione. Anche la reazione infiammatoria, che subito dopo il trattamento influenza l’aspetto del colore e del tessuto, diminuirà.

Solo dopo la guarigione è possibile valutare:

  • la reale ritenzione del pigmento,

  • l’uniformità dell’impianto,

  • la saturazione,

  • la stabilità della forma,

  • la risposta del tessuto,

  • la necessità di un ritocco.

Il risultato immediatamente successivo al trattamento e il risultato a guarigione avvenuta, quindi, non sono la stessa cosa.

Più passaggi non significano sempre una maggiore ritenzione

Una convinzione errata frequente nel PMU è che passaggi aggiuntivi aumentino automaticamente la quantità di pigmento che rimarrà nella pelle.

Ogni ulteriore passaggio comporta però una nuova serie di penetrazioni e un carico aggiuntivo per il tessuto.

Se il pigmento non viene impiantato come previsto, la soluzione non consiste sempre nel ripassare sulla stessa area. Occorre prima comprenderne la causa:

  • una profondità errata,

  • un angolo di lavoro non corretto,

  • una tensione della pelle inadeguata,

  • una velocità della mano non adatta,

  • una configurazione dell’ago non appropriata,

  • un problema con la cartuccia,

  • impostazioni non adeguate,

  • un comportamento instabile del dispositivo sotto carico.

L’obiettivo non è massimizzare il numero di passaggi.

L’obiettivo è aumentare l’efficacia di ogni movimento mantenendo il controllo sul tessuto.

Il deposito del pigmento e il danno tissutale non sono la stessa cosa. È possibile eseguire molti movimenti senza raggiungere un impianto corretto. È anche possibile alterare eccessivamente il tessuto senza ottenere un miglioramento proporzionale della ritenzione.

Perché la risposta del tessuto è diventata un obiettivo ingegneristico?

Durante lo sviluppo di ME™ siamo tornati più volte a una domanda:

Perché trattamenti eseguiti da artisti esperti possono guarire in modo diverso, nonostante l’utilizzo di tecniche simili e degli stessi pigmenti?

Non esiste un’unica risposta. Il tessuto di ogni cliente è diverso e il risultato è influenzato da molti fattori.

Questa domanda, però, ha spostato la nostra attenzione dalle singole specifiche al comportamento dell’intero sistema.

Abbiamo iniziato ad analizzare:

  • come si comporta l’ago sotto carico,

  • come reagisce il sistema ai cambiamenti di resistenza,

  • come viene trasferita l’energia meccanica al tessuto,

  • quanto è ripetibile il movimento durante l’intero trattamento,

  • quando l’artista inizia a compensare il comportamento del dermografo,

  • come le diverse configurazioni influenzano la risposta dei vari tipi di tessuto.

La guarigione non era un elemento da valutare soltanto dopo aver progettato il dispositivo.

Le condizioni create nel tessuto durante il trattamento sono diventate uno dei fattori capaci di influenzare il processo di sviluppo stesso.

La massima potenza non è mai stata l’obiettivo

Una potenza maggiore non significa automaticamente un impianto più efficace.

Il tessuto vivo non reagisce a un numero indicato nella scheda tecnica. Reagisce al movimento reale dell’ago, al tempo di contatto, al modo in cui viene superata la resistenza e alla quantità di energia trasmessa durante ogni penetrazione.

Un sistema troppo debole può richiedere all’artista di compensarne il funzionamento. Un comportamento troppo aggressivo può invece aumentare il rischio di un’alterazione non necessaria del tessuto.

L’obiettivo, quindi, non è la massima potenza.

L’obiettivo è un’energia adeguatamente controllata e un comportamento prevedibile dell’ago nelle reali condizioni di trattamento.

Per questo motivo, durante lo sviluppo di ME™ non ci siamo concentrati sul raggiungimento degli RPM più elevati o del valore nominale più alto.

Ci siamo concentrati sul comportamento del dispositivo nella pelle.

L’ingegneria non sostituisce la tecnica

nessun dermografo può compensare:

  • una profondità errata,

  • una tensione della pelle inadeguata,

  • un angolo di lavoro scorretto,

  • una configurazione dell’ago non appropriata,

  • una pressione eccessiva,

  • una valutazione errata del tessuto,

  • la mancanza di esperienza dell’artista.

La tecnologia non sostituisce la conoscenza né la formazione.

Il suo ruolo è diverso.

Il dermografo traduce il movimento della mano dell’artista nel movimento dell’ago. È un’estensione della mano e uno degli strumenti più importanti utilizzati durante il trattamento.

Scegliere un dispositivo soltanto perché è esteticamente gradevole, economico o perché «in fondo muove soltanto l’ago su e giù» significa ignorare le domande più importanti:

  • come si comporta il dermografo sotto carico,

  • come reagisce alle variazioni di resistenza,

  • con quale stabilità riproduce il movimento previsto,

  • quanta compensazione richiede all’artista,

  • come lavora con cartucce diverse,

  • come influenza il modo di lavorare nei diversi tipi di tessuto.

Queste differenze non sono sempre visibili in una fotografia o riportate in una scheda tecnica.

Possono però essere percepite durante il lavoro e osservate nella risposta del tessuto.

Qual è, quindi, la domanda da porre?

Non: Quale dermografo offre i migliori risultati dopo la guarigione?

È meglio chiedere: Quale dermografo mi permette di tradurre la mia tecnica nel modo più preciso in un lavoro controllato e ripetibile nel tessuto?

Un buon dispositivo non garantisce una guarigione perfetta.

Può però ridurre il numero di variabili non necessarie. Può richiedere meno compensazioni, comportarsi in modo più stabile sotto carico e creare condizioni migliori per applicare una tecnica corretta.

Un’ingegneria prevedibile non sostituisce l’esperienza, la corretta valutazione della pelle o un trattamento eseguito correttamente.

Crea però condizioni migliori affinché una buona tecnica possa produrre risultati più coerenti.

il dermografo non crea da sola il risultato a guarigione avvenuta. Ma il modo in cui esegue ogni singola penetrazione è importante per l’intero trattamento.

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